Becky

Becky è una donna dall’aspetto gradevole, non troppo appariscente, che non fa nulla per farsi notare.

La sua vita non è entusiasmante e non profuma di selvaggio.

Becky ama le emozioni semplici, ma sogna un uomo che le faccia provare quel brivido lungo la schiena che a tutte le donne piace e irrita allo stesso tempo.

Se ne stava silenziosa a sorseggiare il suo caffè quando una voce calda tuonò al bancone: “un espresso doppio, per favore!”

Becky sollevò lo sguardo dalla rivista che stava leggendo e i suoi occhi si scontrarono con quelli intensi di lui.

Forse, lei arrossì mentre lui, senza nemmeno cercare di dissimulare, continuò a scrutare ogni millimetro del suo corpo.

Un attimo dopo, Becky vide il cameriere dirigersi verso di lei con un vassoio sul quale si trovava un’altra tazzina di caffè. “È da parte del signore!”

“Non posso accettare” rispose nel tentativo di divincolarsi da quella morsa invisibile che la attanagliava così piacevolmente.

Guardò nervosamente il pavimento attorno a sé, sperando che le venisse un’idea ma nulla. Si passò la mano sul collo e sospirò.

Fece per alzarsi ma si trovò di fronte lui e ci mancò poco che svenisse.

“Buonasera signora, mi perdoni l’ardire, ma vorrei presentarmi. Il mio nome è Marco”

“Piacere, Rebecca”

Mentre parlava, lui le sfiorò la mano con le labbra e lei si sentì avvampare.

“Come mai una bella donna come lei se ne sta qui tutta sola? Oh, mi perdoni, non sono affari miei. Spesso non mi controllo”

“Ma si figuri. Grazie del complimento. Capita raramente che qualcuno me ne faccia”

“Vuole scherzare?”

“No, non scherzo… purtroppo”

Doveva essere un uomo sulla trentina abbondante, di qualche anno più giovane di lei. Profumava di sicurezza e trasudava sensualità nel suo abbigliamento casual, un po’ fuori luogo per una mite giornata di inizio autunno a Milano, ma più adatto a una passeggiata sul lungomare di Portofino.

“Me lo concede il tempo di bere quel caffè che si sta raffreddando? Giuro che dopo la lascerò andare. Non la importunerò più.”

“Non mi importuna affatto” mormorò imbarazzata, guardandosi le scarpe.

Lui le spostò la sedia e le rivolse quelle attenzioni a cui tutte aspirano.

Chiacchierarono amichevolmente per un’ora abbondante, dopodiché il cellulare di Becky iniziò a squillare. Il nome Silvia lampeggiò sul display e Becky maledisse mentalmente le suonerie e i telefoni. Diventò inquieta e Marco male interpretò quel suo atteggiamento.

“Ho capito, deve andare. Non la trattengo oltre.”

“Noooooooooooooooo!” strillò lei paonazza in volto. “È una mia collega” si affrettÒ a giustificarsi.

Lui sorrise appena, si alzò e aspettò che lei si alzasse prima di seguitare a parlare.

“Mi piacerebbe rivederla, Becky”

Lei fece per scrivere il suo numero su un tovagliolo di carta, ma lui la fermò: “Incontriamoci domani in questo stesso bar, alla stessa ora. È possibile?”

Becky accennò un sì con la testa.

E fu allora che lei sentì il calore delle labbra di Marco che sfioravano le sue in un bacio delicato.

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