La vita è adesso.

Parte prima….

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existentialdefiance.deviantart.com @2016

La sera è calata dolce e silenziosa. Intorno ci sono solo poche luci accese, segno che le persone in questa serata sono uscite a divertirsi. Le tende delle finestre di casa mia sono tirate ma alcuni bagliori che provengono dalla strada invadono la stanza, come piccole monelle dispettose.
Vado in cucina e mi scaldo una tazza di tè caldo. Nonostante la temperatura non sia fredda, indosso una tuta di flanella grigia e calda. Mi siedo sul divano e accendo la televisione mentre mi preparo a guardare un episodio sottotitolato di uno dei miei telefilm preferiti: “Second Chance”, devo vedere le ultime due puntate e dagli spoiler che ho letto sono letteralmente esplosive.
Non faccio in tempo a caricare l’episodio che suonano alla porta di casa mia. Il mio cane abbaia, avvicinandosi all’uscio. Sbircio chi è dallo spioncino e vedo Alessandra, una ragazza molto carina che ho conosciuto sei mesi fa circa. Lei è magrissima, ha due gambe lunghe e affusolate, il seno piccolo e una bocca carnosa e sensuale. Ha gli occhi marroni, veste sempre in maniera raffinata ed elegante, quasi sempre con capi firmati. E’ un tipo molto diverso da Luisa, lei non si nasconde dietro finti complimenti e dice sempre quello che pensa. E’ una ragazza che ama divertirsi, gli uomini palestrati e fa sempre quello che le pare, non ama dare spiegazioni e soprattutto non ama giustificarsi. E’ stata fidanzata nove anni con il suo ex, lo ha sposato e dopo quattro anni di matrimonio, nei quali lui la tradiva con chiunque respirasse, ha divorziato. Meglio soli che male accompagnati dice sempre lei. Entra in casa e mi guarda come se fossi appena scesa da Marte. “Che c’è?” le chiedo, mentre si china ad accarezzare il cane.
Mi guarda e mi chiede cosa ci faccio vestita cosi. Mi guardo riflessa nel vetro della Tv e le chiedo che cosa ha di strano il mio abbigliamento.
“Niente – mi dice – per una che deve stare in casa”.

“Infatti non ho in programma di andare da nessuna parte. – le dico – Dovevamo vederci?”

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existentialdefiance.deviantart.com @2016

“No, – mi conferma lei – ma stare in casa a rimuginare sul tempo perduto, non porta a nulla di buono, Sei sempre li triste e depressa, con due occhioni tristi tristi e per cosa? Andiamo, adesso noi usciamo e andiamo a divertirci.”
La sua idea di divertimento, è alquanto diversa dalla mia che per divertirsi ultimamente prevede la visione di film e telefilm di vario genere.
Andiamo mi dice e si dirige verso l’armadio della mia camera.
Lo apre e si siede sul letto accavallando le lunghe gambe. Come vorrei avere due gambe come le sue penso e non solo quelle.
Protesto, non so cosa mettere. Non so nemmeno dove dovremmo andare. Non voglio uscire, non voglio lasciare il mio guscio sicuro. Sento che mi sta assalendo il panico.
Lei mi guarda e mi dice: “Non ti azzardare, perché adesso mi arrabbio”, nonostante tutto mi strappa un sorriso mentre le lacrime mi salgono agli occhi.
Si alza e si avvicina all’armadio. Prende alcune gonne, le guarda e le rimette nell’armadio. Scorre le mani tra i vestiti e gli altri capi, sospira e mi porge un vestito nero lungo fino a sopra al ginocchio e una cintura di strass da mettere in vita mentre mi chiede cosa voglio mettere sotto. Il vestito è allacciato intorno al collo da tre bottoni neri mentre lascia scoperta la schiena che viene nascosta da un leggero tulle nero.
Non sono certa di capire cosa intenda cosi le chiedo spiegazioni. “Che intimo metti sotto?” mi domanda lei. Sono imbarazzata, giuro. La guardo io ora, come se fosse lei l’alieno.
“Dove tieni l’intimo” mi domanda “e le scarpe, voglio vedere anche quelle”.
Sembra una madre che controlla la figlia prima di uscire per andare a scuola. Tutto deve essere a posto. Sbuffo come una bambina che fa i capricci e le indico la scarpiera in corridoio e i cassetti del comò dove tengo l’intimo.
Mi siedo sul letto e abbraccio la mia testolina pelosa, lei si che mi capisce. Non ho nessuna intenzione di assecondare questa sua assurda idea di trascinarmi fuori di casa.
Lei rientra in camera con un paio di scarpe nere con il tacco quindici. Sono un paio di scarpe che mi regalò un amico qualche tempo fa ma che in realtà mi sono sempre sembrate troppo alte e molto da zoccola e le ho messe solo un paio di volte.
La guardo supplicante, ma lei mi zittisce perentoria. “Ho scelto queste e queste metti, a me piacciono” mi dice.
Si avvicina al comò e apre il primo cassetto, quello dove tengo l’intimo da tutti i giorni. Lo chiude e apre il secondo. Li ci tengo l’intimo colorato, a destra quello da tutti i giorni e a sinistra quello bello e di marca. Richiude anche questo cassetto e si china ad aprire il terzo cassetto. Tira fuori alcune cose, le guarda, le piega e le appoggia sulle sue lunghe gambe. Prende una scatola della Lise Charmell e tira fuori una vecchio bustino nero in pizzo che non uso da anni. La guardo e scuoto la testa. Assolutamente no! Lei capisce e continua a guardare alla fine prende un completo nero di Aubade sempre in pizzo con inserti in seta e me lo porge. Autoreggenti mi dice mentre lascia la stanza per recarsi in salotto. Mi risiedo sul letto con il completo tra le mani e le urlo dove caspita dobbiamo andare. Lei mi risponde di non preoccuparmi e di muovermi non ha tutta la sera da perdere.

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existentialdefiance.deviantart.@2016

Scuoto la testa, voglio stare in casa, non voglio conoscere nessuno. Lei dalla sala mi dice ancora di sbrigarmi, mentre la sento che risponde al telefono e dice a qualcuno che stiamo arrivando. E’ una visione molto ottimistica, considerato che non ho voglia di uscire, devo lavarmi, pettinarmi e truccarmi, per farla breve ci vorrà almeno un’ora.
Entro in bagno e mi lavo la faccia, ecc. Mi trucco usando del marrone e del panna per dare contrasto ai miei occhi, scelgo un rossetto sul rosso scuro che schiarisco con uno sul rosa mischiandoli. Mi pettino come meglio posso, nonostante usi la piastra e la spazzola per tirare i capelli, sono mossi sulle spalle. Non ci sono liscianti che tengano, i miei riccioli riappaiono sempre, dannata umidità, anche se quando sono mossi non mi dispiace.
Mi infilo l’intimo nero, mi sento strana come se quelle cose fossero di qualcun’altra e non le mie. Indosso il vestito, che nonostante tutto mi sta bene. Strano penso, sarà che c’è poca luce….
Rientro in camera e prendo dalla scatola nell’armadio un paio di collant nere coprenti.
Sento un no inorridito alle mie spalle e per poco non mi prende un colpo. “Che c’è? Chiedo – che cosa hanno ste calze, sono normali collant nere sessanta denari”. A me sembravano carine.
Lei mi guarda strizzando gli occhi e mi chiede se non ho delle autoreggenti. Scoppio a ridere come se avessi sentito una barzelletta.
No le dico in preda al panico, ma lei capisce la mia penosa bugia e tirando fuori la scatola dall’armadio fa passare le calze che ho. Purtroppo per me, in quella scatola non ci sono solo le autoreggenti normali ma anche quelle di pizzo, quelle con la riga dietro, quelle a rete e quelle con il reggicalze finto incorporato, rimanenze del tempo che fu.
Me ne porge due: una è una semplice calza autoreggente velata con la riga dietro e l’altra è un paio di calze con il finto reggicalze che ha una piccola gala che stringe alla base il finto gancio.  Mi rassegno al mio destino e scelgo le seconde visto che  ho sempre odiato le autoreggenti. Ho sempre avuto il terrore che il silicone non tenesse e di perderne una per strada

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existentialdefiance.deviantart.com @2016

Metto le scarpe, mi sembra di cadere da quei trampoli. Oddio se cado mi romperò una caviglia penso. Non sono più abituata ad usarli. Prendo una specie di scialle antracite dall’armadio da mettere sulle spalle, Metto degli orecchini in oro piccoli e un braccialetto di perle regalo di un ex.
Usciamo di casa e ritorno a chiederle dove stiamo andando. Lei è vaga, non me lo vuole dire. Non capisco il perché. Dopo una quarantina di minuti arriviamo alle porte di Milano. L’insegna luminosa illumina il nome del locale. Una vocina mi dice che non dovrei essere li. Ho la tentazione di scappare, il panico mi assale. Scendiamo dalla macchina e vediamo due uomini che vengono verso di noi.
“Chi sono quei due?” le domando sospettosa.
“E che ne so io!” mi risponde lei specchiandosi nel vetro della macchina mentre si sistema i capelli lunghi e biondi.
“Stanno venendo verso di noi, pensavo li conoscessi”.
“L’entrata del locale è li – mi fa notare lei – se vogliono entrare devono entrare da dove entriamo noi, quindi devono per forza venire verso di noi. Rilassati non ti mangiano mica”.
“A proposito – mi dice, – dobbiamo andare a fare shopping, Vestita cosi mi sembri mia nonna”.
Sospiro, ormai non ho nemmeno la forza di ribattere alle sue battutacce.
Entriamo nel locale e l’uomo all’ingresso la saluta baciandola sulle guance mentre la stringe a se con fare affettuoso. E’ il proprietario del locale e sembra che si conoscano bene.
Mi porge la mano e per un attimo valuto se stringerla o meno. Considero l’opportunità di tornare in macchina ad aspettare. Alessandra gli dice di non farci caso, che non sono abituata ad uscire e che mi ha prelevato fuori da un convento. Spiritosa come sempre!
Mi fa cenno di seguirla e ci avviciniamo al bar del locale. Dietro al bancone c’è una ragazza dagli occhi azzurri che indossa una parrucca di capelli lunghi e neri con le punte colorate di fucsia e rosa. Ci chiede cosa prendiamo e siccome a me non va nulla, Alessandra ordina per tutte e due due cocktail a base di ananas e rum credo. Non sono abituata a bere e non sono sicura che sia una buona idea assaggiare quell’intruglio alcoolico, ma lo faccio ugualmente e subito me ne pento. Il liquido mi brucia la gola, fino ad arrivare nello stomaco che si contorce ricevendo quel liquido cosi forte. Prendiamo i bicchieri e ci addentriamo nel locale.
…. continua….

 

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