La vita è adesso

Parte seconda. (Foto su gentile concessione di: http://lr-production-de.deviantart.com/)

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Foto LR-Production-de ©2016

…..Un uomo ci segue, lo guardo storto e Alex mi dice che posso stare tranquilla, è uno degli uomini del locale e sarà la nostra guardia del corpo fintanto che non lo solleveremmo dal suo incarico Non oso indagare oltre. Non so, ma non mi fido. Non mi piace che qualcuno mi controlli. Ci avviciniamo ad un tavolo e ci sediamo. Finalmente mi posso liberare da quel bicchiere e lo poso sul tavolo. Una coppia si avvicina a noi e parla con Alex, che scoppia a ridere. La guardo con fare interrogativo e lei mi spiega che i due le hanno chiesto se fossi la sua slave e se voleva condividermi con loro. La guardo storto e mi giro a fissare l’uomo negli occhi mentre gli chiedo se gli sembro una slave. Lui mi fissa a sua volta, abbassa lo sguardo e mi chiede scusa, gli era parso fossi smarrita in quel posto e pensava che Alex fosse la mia padrona. Un tempo un’offesa di questo tipo non sarebbe passata impunita. Lui chiede ancora scusa, non voleva essere indiscreto e ci dice che vorrebbe condividere la moglie con noi. Alex declina l’invito il BDSM non fa per lei, io non ho voglia di farmi coinvolgere in quella situazione. Prendo il bicchiere che avevo posato, fisso l’uomo negli occhi e gli dico che non ha nulla che mi interessi dividere, nonostante la donna sia molto carina e ben fatta. Ha indosso un body nero con borchie, il seno spunta attraverso le aperture del corpetto, al collo un guinzaglio con borchie nero e ai polsi dei mezzi guanti borchiati con degli anelli, il tipico corredo sadomaso che vendono nei sexy-shop. Sfioro la gamba della donna con un dito e indicando il guinzaglio che l’uomo detiene tra le mani gli dico di comprarne uno normale di quelli che si usano per i cani, non importa il colore e lo esorto a far mettere la sua cagnolina in ginocchio quando il suo padrone si ferma a parlare con qualcuno. Gli suggerisco, che ogni tanto dovrebbe usare il guinzaglio sul sedere della donna, per ricordarle chi comanda tra i due e per non permetterle di dimenticarsi il suo ruolo di sottomessa.
Potete andare, – gli dico – mentre mi riporto il bicchiere alle labbra.
Lui ringrazia, chiamandomi “Madam” e devo dire che sentirmi ancora chiamare cosi mi ha dato una sensazione di potere che non provavo da tempo. Tanto, tanto tempo, ancora prima di Massimiliano.
“Cuccioli – dico ad Alex quando i due sono abbastanza lontani da non sentire – vanno educati entrambi”.
“Beh – mi risponde lei – cosa ti impedisce di farlo?” Alzo le spalle, semplicemente non mi va, non sono “in the mood”, ovvero non sono in vena.
Lei sospira e vedo che si gira a guardare verso l’ingresso del locale, sorride e fa un cenno a due tipi che stavano entrando. Lo sapevo che ci sarebbe stata la fregatura.
“Chi sono coloro” domando, sorridendo ai due che stavano avvicinandosi a noi.
Lei mi risponde semplicemente “Amici”. Forse di Maria, non miei di sicuro, le faccio notare, continuando a sorridere cordiale ai due che mi tendono la mano.
Si presentano e quello che si siede dove era seduta Alessandra, è un tipo moro, muscoloso e ottuso, è un tipo odioso. Occhi chiari, bellino, capelli corti. Lo trovo antipatico fin da subito. Si chiama Marco ed è un tipo abituato a non sentirsi dire di no spesso. Mi dà l’impressione che sia il classico uomo che pensa che con i muscoli si risolva tutto. La sua postura la dice lunga, gambe aperte alla super macho, i jeans stretti mettono in evidenza ciò che un paio di pantaloni dovrebbe celare. Non sempre è necessario esibire.
Fa cenno ad Alessandra di sedersi sulle sue gambe e lei lo fa abbracciandolo. Lui incolla la sua bocca su quella di lei e io mi sento di troppo. Il suo amico si chiama Luca, ha trentatre anni, mentre Marco ne ha qualcuno in più. Si siede vicino a me e mi prende la mano. Io lo guardo ma lui non coglie il messaggio, o fa finta di non capire, cosi non mi resta che lasciare la sua mano a costo di apparire ineducata. Luca dice qualcosa ad Alex che si mette a civettare con lui, parlano e ci guardano. Luca consiglia al suo amico di portarmi a fare un giro nel locale. Non ne ho voglia ma non voglio nemmeno stare li a guardare quei due pomiciare o peggio.

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Foto ©LR-Production-de 2016

Marco mi osserva come se stesse guardando un animale raro dietro la teca di un museo, quell’uomo mi irrita, è palese. Arrogante e presuntuoso. Ma chi si crede di essere? – penso ma non dico nulla. Mi giro verso Luca e gli dico “Andiamo?”. Mi sarei allontanata anche da sola, ma non avendo nessuna dimestichezza con il locale, preferisco non rischiare.
Usciamo da quell’ambiente e facciamo un giro verso una saletta con le pareti rosse. Un grande vaso di fiori fa da cavaliere ad una chaise longue bianca a righe color oro. Una coppia si sta palpeggiando appoggiata al muro. Alcuni uomini entrano a vedere cosa succede. Uno di loro si ferma a guardare da vicino, l’altro si siede sulla chaise longue bianca e si mette li a masturbarsi. Mi giro e faccio per andarmene mentre Luca mi chiede se mi da fastidio vedere un uomo che si masturba. Sinceramente non mi interessa gli rispondo.
Lui mi chiede se lo facesse lui, davanti a me come reagirei. Cambio argomento senza degnarlo di una risposta e gli indico un’altra stanza, dove poter scappare da una situazione che sta diventando inopportuna. La sua era una domanda provocatoria, nemmeno lui è il tipo che si accontenta di masturbarsi davanti ad una donna, è uno di quei tipi carucci che le donne amano ricoprire di attenzioni. Luca è un ragazzo alto, moro con i capelli cortissimi quasi rasati, occhi castani, labbra carnose, anche lui abbastanza muscoloso e con una forte personalità ma meno egocentrica del suo amico. MI ritrovo a pensare che non è male come tipo. Mi chiede se voglio bere qualcosa, ma non mi va. Lui al bar ordina un mojito. Mi porge il bicchiere e mi fa cenno di assaggiare il cocktail. Sto per declinare l’offerta ma non so per quale motivo, prendo il bicchiere e me lo porto alle labbra. Sinceramente non era male quello che stavo assaggiando, anche se non sono tipo da super alcolici, al massimo una birra in estate mentre mangio la pizza.

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Foto © 2016 LR-Production-de

Parliamo un po’, lui è divertito, io più imbarazzata. MI fa un sacco di domande anche molto personali a cui non voglio dare una risposta, del resto io a lui non chiedo nulla. Un uomo mi viene vicino e mi tocca il sedere, mi scosto da lui, come se mi fossi scottata. Luca mi prende per un braccio e mi tira vicino a lui. Sento il calore del suo corpo mentre per un attimo i nostri sguardi si incrociano. E’ un gesto protettivo il suo e mi ha fatto piacere che lo abbia fatto. Mi porge ancora il bicchiere, bevo un sorso e glielo ridò. Lui finisce il contenuto e posa il calice sul bancone.
Mi prende per mano, mi sento accaldata, la testa mi gira un pochino e non dico niente quando scendiamo le scale per andare nella parte privata del locale.
Sotto ci sono un sacco di stanze, alcune vuote altre no. Ci avviciniamo ad una stanza con un letto bianco al centro. Seduti su un angolo del letto ci sono Marco e Alessandra che stavano giocando tra di loro. Alex ci saluta, continuando ad accarezzare Marco e a baciarlo.
Lei lo cavalca seguendo il suo ritmo e lui la lascia fare per il momento. Io mi giro e faccio per uscire, mi sembra di violare la loro intimità, come se stessi spiando una coppia dal buco della serratura. Luca si mette davanti a me, impedendomi di passare e mi chiede dove sto scappando e cosa mi fa cosi paura. Niente rispondo io spavalda evitando di guardarlo negli occhi, aggrappandomi con le mani alle sbarre del locale, per evitare ogni contatto con lui. Ho letteralmente le spalle al muro o meglio contro le sbarre della stanza dove siamo entrati.
Lui mi prende le mani e mi fa sedere sul letto. Mentalmente penso a coloro che hanno usato quel letto prima di noi e spero vivamente di non prendere qualche malattia. Alex ride, sa cosa sto pensando visto che il discorso malattie è una mia fissazione.
Dice qualcosa all’orecchio di Marco e lui si mette a ridacchiare. Continuo a trovarlo un uomo veramente irritante. Marco si alza dal letto e si pone di fronte ad Alessandra che si inginocchia davanti a lui. Lei lo prende in bocca mentre lui continua a guardare nella nostra direzione. Il suo amico si toglie la maglia a maniche lunghe che indossava e si abbassa i pantaloni. Sono in trappola e devo trovare alla svelta un modo per uscire indenne da quella situazione.
Ho sempre più caldo, un po’ per quel poco che ho bevuto prima e un po’ a causa della situazione e l’ambiente ristretto non aiuta. La sua pelle profuma di crema per il corpo da uomo, non so come ma allungo una mano per toccare il suo petto, ma mi fermo prima di sfiorare quel corpo muscoloso che detto tra noi mi eccita molto. Muoio dalla voglia di toccarlo ma non lo posso fare. Non lo devo fare.

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©2016 LR-Production- de

Lui mi prende una mano e mi dice di toccarlo, che non morde. Lui no, mai io si gli dico mentre lo guardo negli occhi. Se vuole giocare, allora giochiamo, ma alle mie condizioni.
Lo bacio sul petto, lo lecco e poi risalgo fino al suo orecchio. Lo mordo e glielo lecco, lui mi dice di continuare mentre chiude gli occhi per assaporare quel momento. Gli mordicchio la base della mascella, lo lecco sul collo e torno a baciarlo vicino alla bocca. Lui si gira verso di me, ho la sua bocca a mia disposizione ma non lo bacio. Gli sussurro solo: “You have to deserve it” (te lo devi meritare). Lui prende la mia mano e mi fa sentire il suo cazzo duro dentro gli slip che ancora lo imprigionano. Mi viene da ridere per quella situazione strana, da una parte vorrei ancora scappare ma dall’altra quel gioco ha risvegliato sensazioni che non ricordavo da tempo. Quel potere inebriante che noi donne abbiamo, quella consapevolezza di poter far fare ad un uomo quello che vogliamo. Il suo corpo mi attrae, voglio assaggiarlo ancora e cosi gli mordicchio un capezzolo, tirandolo con i denti ma senza fargli male, alternando questo a dei piccoli baci con le labbra mentre la mia mano continua a toccare il suo pene duro attraverso la stoffa degli slip. Lui cerca di infilare la mia mano dentro ai suoi slip ma non gli do il tempo di farlo, lo masturbo più forte lasciando quella barriera tra di noi.
Massimiliano non me lo avrebbe mai permesso, ma lui non è Massimiliano. Max sapeva bene che lasciarmi il potere di fare quello che voglio, di dominarlo, significava perdere ogni controllo e lui non lo avrebbe mai permesso. Sento Luca ansimare e alla fine viene dentro ai suoi slip. Ho ottenuto quello che volevo. MI sento vittoriosa. Me la sono cavata anche stavolta.
Mama is back and she is a bitch!” penso compiaciuta. Marco lo ha capito e mi si avvicina e mi sussurra che con lui quel giochetto non avrebbe funzionato. “Certo – gli dico, – l’importante è crederci.”
Mi sento gasata ed euforica, ma so che con Marco non sarebbe stato cosi facile. Mi dà l’impressione che sia un uomo che non si lasci manipolare da nessuno, nemmeno quando fa sesso. Non è un uomo che lascia agli altri il controllo, è abituato a comandare e si vede. Sotto certi aspetti mi ricorda (troppo) Massimiliano.
Mi domando che lavoro facciano, anche se…. Lo chiedo ad Alex che conferma i miei sospetti. L’hanno fermata per eccesso di velocità e alla fine è riuscita ad evitare una multa sfoderando il suo fascino e concedendo ai due un appuntamento. Sono due poliziotti e lavorano proprio a Milano. Che meraviglia – penso, – dai carabinieri siamo passati ai poliziotti. Non ce la posso fare mi dico.
Dopo una mezz’ora di chiacchiere infinite e di rimproveri che mi sono dovuta sorbire per aver fatto venire il suo amico nelle sue mutande, finalmente ci avviamo verso la macchina.
Prima di salire ci scambiamo i soliti baci sulle guance. Luca è molto carino e mi abbraccia, dice che spera di rivederci entrambe. Marco mi porge la mano e quando gliela stringo, mi tira verso di se e mi sussurra all’orecchio:
“Io ti avrei scopata, perché tu hai bisogno di essere scopata come Dio comanda”. La sua frase mi toglie il fiato e riaffiora il panico, ma non posso mostrare segni di debolezza. Quando si è in ballo bisogna ballare si dice.
“Tu credi?” – gli dico – mentre lo fisso negli occhi con una sicurezza simulata. Non sono pronta per riuscire a gestire un tipo di uomo cosi, troppo pericoloso, devo togliermi da quell’impasse.

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Foto ©2016 LR-Production- De

Alessandra ride e sale in macchina. Io faccio l’indifferente ma Marco mi mette a disagio. Lui lo ha capito e gioca con me come un gatto con il suo topolino. Ormai tra noi è una sfida aperta.
Entro anch’io in macchina e lui picchia un dito contro il finestrino. Alex lo abbassa e lui dice a lei che si sarebbero sentiti per vedersi nei prossimi giorni, poi si rivolge a me e mi dice che la prossima volta saremmo usciti io e lui. Non credo proprio penso mentalmente e facendo l’indifferente gli dico che non amo gli scambi di coppia.
Alex chiarisce subito che loro non sono una coppia ma due persone che fanno solo sesso senza impegni, quando ne hanno voglia. Questo è il loro accordo.
La cosa sta degenerando, cosi per cercare di sdrammatizzare quella che per me è una situazione altamente drammatica, dico a Luca se ha nulla da dire.
Lui se la ride e mi risponde che è divertente vedere come tengo testa al suo amico, anche se a me non sembra proprio.
Mi chiede il mio numero di telefono, cosi prendo il mio cellulare e gli dico di digitarmi il suo, lo chiamerò io in settimana. Marco interviene e gli dice che deve farselo dare o io non lo chiamerò mai. Quanto detesto quel ragazzo, presuntuoso e saputello. Luca mi dice che in quel caso, chiederebbe il mio numero alla mia amica perché vorrebbe veramente che ci rivedessimo. Luca è carino, un tipo gentile che non mi fa pressione e rivederlo non sarebbe un male. Con lui forse non ci sarebbe la grande passione che c’era con Max ma almeno le cose sarebbero meno complicate.
Mi piace e, stare con lui, giocare con lui è stato come ritornare alla vita. Non ci si può nascondere per sempre dietro ad una storia finita per non soffrire. Si procede sempre a piccoli passi, poi si vedrà.
Credo proprio che lo chiamerò, rivederlo non mi dispiacerebbe, cosi senza fare tanti progetti o programmi, giusto una chiacchierata, un caffè o una pizza che sia e poi si vedrà. Mi piace e non voglio precludermi la possibilità di conoscerlo, perché come canta Baglioni la vita è adesso.

Un bacio
sarah

 

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