Heart and Pain

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Only the one that hurts you can make you feel better
Only the one that inflicts pain can take it away
Madonna "Erotica" 

Oggi il capo non c’è cosi ne approfitto per aggiornare il mio blog dal lavoro, raccontando quello che mi è successo ieri sera. Scusate gli orrori ortografici ma non riesco a stare seduta. E’ circa mezzanotte, sono a letto e ho appena finito di postare la poesia di Prevert che adoro e di rispondere ad un amico, chiudo il laptop e spengo la luce per potermi addormentare. Domani in ufficio ci saranno le verifiche e quindi sarà un’altra giornata super faticosa penso mentre mi allungo nel mio lettone. Suonano alla porta. Accendo di nuovo la luce sul comodino e guardo l’ora. Sono le 00.07 minuti. Ho sonno, voglio dormire, ma il campanello suona ancora. Il mio cagnolino ringhia e abbaia, cosi di controvoglia, mi infilo le ciabatte e vado a vedere chi è che rompe.

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©2016 KazarinaKristina.deviantart.com (used by permission)

Apro la porta e mi trovo davanti Massimiliano. Entra in casa come se niente fosse e la cosa mi fa incavolare. “Senti, gli dico con un tono che avrebbe gelato un iceberg, ma sai che ore sono?  Le persone normali non si presentano a casa della gente a mezzanotte, senza nemmeno farsi annunciare da una telefonata e adesso fuori!”  gli strillo perentoria, con tutta l’intenzione di farmi rispettare. Lui mi guarda e ride come se gli avessi raccontato una barzelletta. Mi incavolo ancora di più!  Dalla tasca del cappotto tira fuori un pacchetto e me lo lancia. “Indossalo e fa in fretta” mi dice. Lo guardo sbalordita, mentre gli rispondo che è pazzo. Mica sono a sua disposizione. Ribadisco: FUORI! I suoi occhi scuri brillano. Mi viene vicino e mi mette le mani nell’apertura della camicia da notte modello della nonna, bella calda, di flanella. “O la togli da sola o te la tolgo io” mi avverte. Proprio non lo sopporto,  troppo arrogante e troppo presuntuoso quando fa cosi. “Vaff…” gli dico. Lui mi prende per i capelli e mi ripete di mettermi addosso quello che mi ha dato. Ho voglia di scopare mi dice, con un sorrisetto da stronzo quale è. Mi fa male, glielo dico, cerco di liberarmi dalla sua presa, ma non ci riesco. “Questo è niente – mi risponde – fa quello che ti ho chiesto” mi sibila all’orecchio. Vado in camera e mi infilo la cosa che mi ha dato, è una specie di body nero borchiato, che lascia scoperto il seno, il quale va infilato nelle rispettive aperture, non ha la parte inferiore e ha solo dei lacci per allacciare le calze. Mi infilo in quel coso orribile, (almeno per me che sono abituata a lingerie di classe di Charmel o Aubade), metto le calze a rete nere che erano insieme al body e le aggancio al reggicalze. chandigarh_escorts_agency_by_misslily547-da6su7aMi infilo la vestaglia rosa che ho tirato fuori dall’armadio e vado di là. Lui è seduto sul divano, davanti a lui c’è una borsa di pelle nera che prima non avevo notato, mi dice di levare la vestaglia. Lo faccio e rimango davanti a lui con quella specie di cosa che ho dovuto indossare. I miei capezzoli spuntano dal reggiseno del body e il mio pube è in bella mostra. Mi dice di andare a mettermi le scarpe con il tacco alto. “Senti….” obbietto io.  Mi arriva una sonora pacca sul mio sedere scoperto. Vorrei dire qualcosa, ma so che peggiorerei la situazione. Metto le scarpe e torno di là. Mi fa avvicinare a lui,  mi fa girare, vuole ammirarmi cosi. Apri le gambe e metti le mani dietro la schiena mi ordina. Lo faccio senza dire nulla, temo la sua reazione. Le sue dita si insinuano nella mia fessura, sono bagnata e me lo fa notare. Mi fa piegare in avanti, con il sedere in alto, le gambe aperte e mi osserva cosi, giocando con le mie parti intime per un pò. Ad un tratto si alza, tira fuori qualcosa dalla tasca e mi ritrovo ammanettata, il ferro gelido contro la mia pelle calda. “Per favore…” gli dico. “Brava pregami”, mi risponde lui, mentre io vorrei solo insultarlo, ma so che se lo faccio, per me sarebbe peggio. Mi porta in camera, la borsa sempre con lui. Si siede su una delle poltroncine in fondo al letto e mi fa mettere sulle sue ginocchia, sdraiata, il  sedere in alto. Ho una brutta sensazione! Mi accarezza il sedere con la mano, poi qualcosa di piatto e cattivo cala sulle mie natiche. Voglio alzarmi, ma non ci riesco, lui me lo impedisce. Un’altro colpo sul mio sedere, poi un’altro ancora. “Se non stai ferma uso la frusta” mi avverte lui e vedrai che bel regalino ti faccio su quella tua bella pelle candida. “Tu sei pazzo” gli  grido e lui ridendo mi risponde che ho bisogno di essere educata. Quando avrò finito con te, sarai una serva perfetta. Una che??? Oddio questo è matto penso, ma non oso dire nulla. Un’altra sferzata mi colpisce il sedere, questa volta in modo + forte. Mi viene da urlare, ma mi trattengo, pensando che potrei svegliare il condominio e chissà cosa penserebbero sentendomi urlare i vicini di casa. Mi colpisce ancora e ancora. Il sedere mi brucia e io non mi sto divertendo per niente. Protesto, ma lui non mi ascolta. Si bagna un dito e me lo infila nel sedere e mi dice che è bello stretto, come piace a lui.

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©Misslily547.deviantart.com

Stringo le natiche, mi divincolo e cerco di rimettermi in piedi. Le gambe mi fanno male, il sedere pure. Lui mi lascia andare e si alza anche lui. Mi prende per i capelli e mi porta davanti allo specchio e mi dice di ammirare il mio deretano completamente rosso. Mi toglie le manette e mi ordina di mettermi sul letto con le mani sopra la testa.  Lo faccio. Il lenzuolo freddo da un pò di refrigerio al mio povero sedere rosso fuoco. Mi osserva per un pò, come se stesse pensando al da farsi, poi mi fa rialzare, mi rimette le manette e mi ordina di aprire bene le gambe.  “E’ proprio necessario tutto questo? –  gli chiedo – Se vuoi scopare, che bisogno c’è di usare tutta questa violenza?”  “Non è la stessa cosa” mi risponde lui – ” e poi ci stiamo divertendo” commenta lui. “Forse ti diverti tu, ma io non mi diverto affatto” lo informo semmai non avesse capito. Mi viene vicino e mi bacia sulla bocca e guardandomi divertito mi dice che piace anche a me e il fatto che sono bagnata lo dimostra. Prende delle pinzette dalla tasca dei pantaloni e me le mette sui capezzoli, le stringe bene finché mi fa male e una smorfia di dolore mi sfugge. Non voglio dargliela vinta, non voglio che goda vedendomi soffrire. Prende delle altre pinze e me le mette sulle labbra della vagina, mentre io cerco di chiudere le gambe per impedirgli di mettermele. Mi da uno schiaffo sul sedere, che già mi fa male. Mi viene da piangere ma resisto. Non voglio dargli questa soddisfazione. Se non stai ferma ti metto anche i pesi,  cosi mi attacca qualcosa, che sembra voglia staccarmi le grandi labbra dal corpo. E’ un dolore terribile. Cerco di stare immobile, di non fare muovere quei pesi, ma lui li tocca e loro oscillano provocandomi ancora altro dolore. Mi dice di chiamarlo “Mio signore o padrone” come preferisco. “Tu sei impazzito – gli dico – ma che storia è questa? Perché diavolo lo stai facendo?” Lui non si cura di quello che dico, ma mi fa notare che nessuno mi ha detto che potevo parlargli. In compenso mi sventola sotto il naso un altro peso e mi domanda se lo deve attaccare. “Allora come preferisci rivolgerti a me?” mi domanda ancora una volta. Lo guardo torvo, ma lui non se ne cura. Aspetta ancora la mia risposta. Scelgo di rivolgermi a lui chiamandolo “Padrone”, ma dentro di me penso che è solo uno stronzo, non sono mica un cane io! Mi fa fare il giro della stanza, poi mi toglie i pesi e i pins ai capezzoli.  Mi fa sdraiare sul letto e mi lega le mani con le manette alla tastiera del letto.

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©2016 Pomarancze

Mi viene vicino e mi fa vedere che tutto questo gli ha provocato un’erezione. Si apre la cerniera dei pantaloni e tira fuori il cazzo e me lo avvicina alle labbra. Giro la testa dall’altra parte, in segno di superiorità. Lui mi guarda e mi dice che me ne farà pentire. Sale sul letto e mi obbliga ad aprire le gambe e si sistema in mezzo ad esse. Mi tira i capezzoli già doloranti, mi fa male e io urlo per il dolore. Cerco di liberarmi da quella presa, ma lui stringe + forte. “Non hai ancora capito che devi mi ubbidire?” mi dice. “Ubbidire??? Non siamo mica nel Medioevo! ” Gli rammento io, mentre lo informo che la schiavitù è stata abolita in America intorno al 1865. Lui mi guarda divertito  e mi dice che questo mio voler fare la spiritosa avrà ripercussioni. Lo guardo e gli rido in faccia, mentre gli dico che non vedo l’ora di vedere cosa potrà mai farmi di peggio di quanto non mi abbia già fatto quella sera. Mi bacia sulla bocca e mi dice “Te ne accorgerai”, poi si allunga per prendere qualcosa dalla borsa che ha posato sul letto…..

fine prima parte…. to be continued.

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5 pensieri su “Heart and Pain

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